La nuova veste dei rivoluzionari francesi
Con la rivoluzione francese e il successivo impeso napoleonico gli abiti non hanno più sete o broccati, ma tessuti stampati chiamati “all’uguaglianza”: per i vestiti popolani calzoni “a ponte” o “sanculotti“, come quelli dei marinai, quasi sempre in tessuto rigato bianco e rosso con una corta giacchetta a due tasche; per le popolane, le famose tricoteuses, vesti informi. Nel periodo del Direttorio, la moda femminile parigina s’ispirò alla classicità: le donne affermarono il proprio diritto a vesti libere che non costringessero il corpo in linee innaturali, quindi lunghe morbide tuniche di lino, di leggerissima batista, di velo quasi trasparente, con sulle spalle uno scialle o una corta giacchettina alla inglese.
Gli uomini francesi indossavano frac strettissimi, alti in vita e con gilet dai colori più impensati e con ampi risvolti; i calzoni divennero aderentissimi; la camicia fu indossata con larghissime cravatte avvolte intorno al collo a ricoprire il mento in modo da formare una specie di zoccolo su cui poggiava la testa. Con la rivoluzione anche le donne del popolo presero coscienza dei propri valori e se pur timidamente dei loro diritti.