Abiti medievali e degli ordini cavallereschi dal VI al XIV secolo derivati da un accurato e meticoloso lavoro di documentazione e ricerca storica.

Fatti non foste per viver come bruti,
ma per seguir virtute e conoscenza
– Dante –

Nel medioevo i valorosi cavalieri e le eleganti dame erano vestiti di abiti sia comodi che ricercati che rivivono nelle splendide rievocazioni allestite con i gli abiti medievali Falpalà.

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Fino al trecento, in occidente, gli abiti medievali non subiscono grandi trasformazioni: ampi, lunghi e drappeggiati, non presentano caratteri geografici o sociali particolarmente definiti. Tra il 1340 e il 1350 i vestiti medioevali si dividono in due parti: quella di sopra e quella di sotto, portata lunga dalle donne e corta dagli uomini. Gli ordini monastici cavallereschi medioevali Templari, Teutonici e Ospitalieri, vestono semplici uniformi e mantelli addobbati da croci.
Per tutto il medioevo l’abito base per l’uomo è costituito da due pezzi: il farsetto e le brache, due tubi di tela che arrivano fino all’altezza dell’inguine, si raccordano con il farsetto, una corta veste imbottita che trae le sue origini da un capo indossato sotto le corazze, per proteggere il corpo dal contatto col metallo. Le donne medioevali indossano vestiti lunghi, morbidi, stampati in mille modi, dalla vita alta, con gonne profondamente spaccate sul fianco per lasciare intravedere la sottoveste.
Regine, principesse, aristocratiche dettavano la moda medioevale: una di queste è Eleonora d’Aquitania, che fu la prima ad adottare abiti con lo strascico con maniche larghissime spesso lunghe fino a terra, che imponevano l’uso di moltissimi metri di velluto per dimostrare la ricchezza e la nobiltà di chi li indossava. Anche il tessuto era impreziosito da ricami, pietre preziose; le cuciture erano nascoste da fili di perle, le acconciature raffinate erano formate da veli fluttuanti e retine dorate.

I cavalieri, uomini valorosi e cortesi, sempre pronti ad accorrere in difesa dei deboli indossavano una tunica di lana poco più lunga del ginocchio e sopra la cotta d’arme, tunica più corta in maglia metallica; il cinturone di cuoio sosteneva sul fianco sinistro lo spadone. In Italia le donne sovrapposero alla tunica dalle maniche lunghe e aderenti una veste stretta in vita e allargata in basso; le sue maniche strette alla attaccatura delle spalle si allargavano al polso per lasciare intravedere la tunica sottostante di colore diverso.
Erano completamente sconosciute le tasche: al loro posto portavano a tracolla o appesa alla cintura una borsa a “scarsella” rettangolare. Gli uomini medioevali, sopra una tunica lunga, ne indossavano una più corta dal colore vivace, spesso ricamate; non portavano i calzoni ma lunghe calzamaglie intonate col colore della tunica, spesso rossa. Nel ‘300, quando migliorano le condizioni di vita della popolazione, anche l’industria tessile diede inizio a una fiorente produzione di stoffe pregiate e di vario colore, dallo scarlatto, il più prezioso al verde, dal morello al lionato (giallo fulvo), all’alessandrino (azzurro screziato). Col passare degli anni il lusso divenne sfrenato: vesti con strascico, gioielli, ricami fastosi.

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