Sfarzosi abiti settecento. Sontuosi ed eleganti modelli incredibilmente eleganti per la loro raffinatezza dei particolari e preziosità dei tessuti.

Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita, vagheggiata, adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne.
– La Locandiera – Carlo Goldoni –

Il settecento, secolo dei lumi, libertino, filosofico, rivoluzionario fa degli abiti ricchi e ricercati il proprio manifesto che i vestiti di Falpalà Costumi incarnano con teatrale splendore.


Gli abiti settecento vedono la novità per le donne del guardinfante, una specie di gabbia a semicerchi metallici, da affibbiarsi in vita sotto la gonna per allargarla sui fianchi, l’abito aveva sempre il corsetto guarnito di nastri e pizzi, con un fiocco in mezzo alla scollatura ampia sul seno: la vera eleganza si veste di velluto e di broccato, ma vennero di moda altri tessuti, come la seta, variamente combinata con altre fibre.
Gli uomini, invece, modificarono il loro costume che si componeva di un gilet particolarmente impreziosito dal tessuto in damasco, raso, velluto ricamato, guarnito di numerosi bottoni d’argento o di smalto (solo i primi venivano allacciati), della giacca e dei calzoni al ginocchio, con calze di seta dall’orlo arrotolato; il soprabito o giacca aderiva al busto e si allargava ai fianchi con uno spacco posteriore ed era spesso ornato da passamanerie preziose, mentre lo jabot faceva tutt’uno con la camicia, che era impreziosita di pizzi anche ai polsi. Questi abiti settecento rimangono associati nell’immaginario collettivo ai grandi personaggi veneziani, come Casanova, o francesi, come Maria Antonietta, che nel bene o nel male sono diventati gli archetipi di un’epoca.

All’inizio del settecento si trovarono coloranti fissi che non stingevano e perciò fu possibile iniziare una nuova importante industria per la produzione di tessuti di cotone stampati da mettere sul mercato. Il vero abito settecentesco aveva sempre il corset cioè il corpino guarnito di nastri e pizzi con un fiocco appuntato in mezzo alla scollatura, rotonda sugli omeri, ampia sul seno. Dal corset partiva la gonna della sopravveste, rialzata di lato per aumentare il volume dei fianchi. La sottoveste, di colore diverso come sempre, aveva nastri, pizzi, volants. La vera eleganza si vestiva sempre di broccato e di velluto, ma vennero di moda altri tessuti più leggeri. La donna che ha dato il proprio nome al settecento è Maria Antonietta, la tragica regina che influì anche sulla moda. Per arrotondare il seno si usava un busto speciale il divisorio un pezzo di ferro triangolare imbottito e con gli angoli ricurvi.
Per tutto il settecento grande importanza si diede alle acconciature, molto elaborate e con i capelli incipriati, mentre gli uomini furono più modesti, preferirono le pettinature con un’aureola di riccioli raccolti sulla nuca in un sacchetto di seta nera, chiuso da un nastro dello stesso colore.

Se gli uomini del settecento, a Venezia come a Parigi, furono semplici in fatto di pettinature per il resto gareggiavano con le donne. Il loro abbigliamento si componeva del gilet, del soprabito e dei calzoni. Il panciotto divenne un capo di lusso confezionato in damasco, raso, velluto, ricamato a piccoli fiori, animali, simboli; lo guarnivano numerosi e fitti bottoni d’oro, d’argento, di smalto; era lungo sino a metà coscia con tasche laterali e maniche corte all’avambraccio.
Il collo della camicia era annodato a sciarpa e guarnito di pizzo (jabot); i calzoni aderenti si fermavano sotto il ginocchio dove arrivavano le calze di seta. Il soprabito a redingote aderiva al busto e si allargava ai fianchi in notevole ampiezza, resa più morbida e sciolta da uno spacco posteriore. Questa giacca lunga era elegantemente ornata di passamanerie e non veniva mai abbottonata per lasciare intravvedere il panciotto ricamato. Col suo seguito di maschere commedie goldoniane, ariette di Metastasio, musiche di Mozart e poesie di Goethe, il settecento si lanciò in una corsa sfrenata sino a quando la rivoluzione non l’arrestò brutalmente.

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