Uniformi militari storiche, divise e articoli di abbigliamento militare di vari eserciti e periodi storici fedelmente riprodotti.

Ascoltate!
Abbiate fiducia in Dio, ragazzi, e tenete la polvere da sparo all’asciutto.
– Oliver Cromwell-

Quando si pensa alle uniformi militari storiche, si pensa in termini di divise, giubbe, pantaloni, cappelli o berretti, ma questa ottica non è sempre applicabile ai tempi antichi.

Nelle società primitive ogni individuo era chiamato a combattere per la propria sopravvivenza, e il fatto che si trattasse di gruppi numericamente limitati permetteva di individuare immediatamente gli estranei.
Per molto tempo l’uomo non ha avuto la necessità di distinguere i membri del proprio gruppo dagli altri, eventualmente nemici.
Ma l’aumentare numerico delle popolazioni rese necessario comunque creare delle distinzioni. E’ documentato, presso molte culture, l’uso delle tinture di guerra, con cui il cacciatore assumeva la funzione di guerriero.
Tale funzione era spesso considerata sacra, in quanto coincideva con la difesa del proprio popolo, probabilmente anche grazie a qualche divinità invocata per l’occasione.
Queste tinte possono essere considerate un primo esempio di uniforme, fatta di acconciature e di colori.
In molte società tutti gli uomini che godevano dei diritti potevano portare le armi, ma questo non voleva dire che mentre lo facessero servissero la comunità, o Stato che fosse.
Di conseguenza, si iniziano a distinguere i guerrieri che comunque stanno svolgendo il loro servizio di guardia, oltre che dal loro armamento spesso completo, e che lo fanno in nome di un autorità superiore comunemente riconosciuta, per quanto eventualmente discussa.
Nell’antica Grecia, spesso, i guerrieri combattevano nudi, ma con elmo, elementi di corazza, come gli schinieri, a protezione delle gambe, e del torso, e soprattutto scudi. Questi ultimi di solito recavano dei disegni che indicavano l’appartenenza del guerriero a una Città Stato, Tribù o gruppo militare: una clava per i tebani, una rosa per i rodioti, l’alfa per gli spartani, che indossavano anche mantello e tunica rossa, una corazza con elementi biachi e neri, cresta dell’elmo orizzontale a bande nere e bianche.
Un altro elemento fondamentale del significato dell’uniforme: chi si confrontava con un guerriero del genere non si trovava di fronte più solo un combattente, ma quale elemento rappresentativo un’intera Nazione.
Nell’antica Roma, in cui era proibito stare armati, i littori con i loro fasci e ascia rappresentavano l’intera autorità del Popolo Romano, un elemento di prestigio e simbolo di potere unici, eppure erano solo uomini con una tunica corta rossa e un fascio di verghe alquanto scomodo da portare, ma in quei simboli c’era appunto tutta la storia di Roma.
Crollato l’impero romano, in Occidente per secoli la necessità di uniformi era piuttosto debole, le varie popolazioni che invadono l’impero romano sono etnicamente riconoscibili, abbastanza arretrate da far uso di pitture di guerra, tatuaggi, acconciature maschili particolari, e di solito dispongono di vesti e di armamenti abbastanza omogenei nei propri guerrieri. Questi conquistatori conservano, o tentano di farlo, quanto rimane delle strutture statali romane, ma proibiscono alle popolazioni conquistate il porto o l’uso di armi mentre ogni uomo libero delle proprie tribù è virtualmente un guerriero e in quanto in terra di conquista ed occupazione porta le armi.
Nel medioevo fa la sua comparsa l’araldica, ossia i segni, disegni, simboli, che distinguono gli appartenenti a un gruppo minore, devoto a un proprio capo, o addirittura un singolo individuo. E’ un epoca in cui anche i re non hanno propri eserciti permanenti, ma solo milizie personali, a volte molto limitate, e quello che i feudatari pongono loro a disposizione, ma sempre con proprie insegne.
La situazione cambia leggermente con le crociate, anche se si rimane sempre nel campo dell’araldica; una croce rossa per i crociati inglesi, azzurra per gli italici, bianca per i francesi, verde per i fiamminghi, ma è una distinzione solo indicativa e mutevole.
La vera differenza, spesso molto poco considerata, la fanno gli Ordini Monastico-Militari. Da sempre nella chiesa i monaci, ed anche il basso clero, hanno uniformità di abito, per motivi pratici, per devozione. I Templari adottano una completa tenuta bianca, candida, con croce rossa, simbolo di purezza nell’assoluta devozione a Dio al Suo sacrificio per l’Umanità. Segue la militarizzazione degli Ospedalieri, i futuri Cavalieri di Malta, che indossano al momento abito monacale nero e croce bianca, la fondazione dei Fratelli dell’Ospedale di Santa Maria dei Teutoni a Gerusalemme, i Cavalieri Teutonici che adottano la croce nera su veste bianca, e perciò deve addirittura intervenire il Papa perché i Templari smettano di urtarsi con i Teutonici per questo. I Templari protestano perché molti scambiano i Teutonici per membri dell’Ordine templare e che quindi ogni loro azione negativa ricade sui “poveri cavalieri di Cristo” mentre i teutonici godono dalla patente di prestigio che accompagna le candide vesti templari che hanno adottato. A questi si uniscono tanti altri Ordini e Confraternite.
Si ipotizza che le prime uniformi considerate in senso moderno e storicamente accertate siano state sviluppate attorno al 1422, per l’incoronazione di Carlo VII re di Francia, con lo scopo di uniformare le sue guardie del corpo, che indossavano sulla corazza una sorta di corsaletto a bande verdi-rosse-bianche e pennacchi sull’elmo nella stessa alternanza di colori.
Tuttavia tale datazione sembra, a molti ricercatori, piuttosto dubbia.
Il termine divisa è considerato più generico e non strettamente inerente all’ambito militare. Infatti l’uniforme è un modo di vestire comune che indica l’appartenenza a un determinato gruppo o corpo militare, ovvero a un certo reparto o specialità o funzione.
Comunque negli Stati l’uniforme tarda a farsi adottare. Solo nel 1670 Luigi XIV decide che la Francia debba vestire, oltre che le classiche guardie personali di tutti i regnanti, le proprie truppe con un’uniforme, limitandosi a sciarpe da portare alla vita o da una spalla.
Le uniformi del XVIII secolo sono in genere molto vistose: solo la fanteria leggera, i cacciatori o Jäger, conservano, in genere, il verde, in quanto destinati all’esplorazione e all’imboscata. Il motivo del fiorire di uniformi sgargianti e varie, risiede nel fatto che la polvere da sparo in uso all’epoca produce molto fumo e che dopo le prime scariche di fucileria si riesce a malapena a distinguere delle macchie di colore, che solo un occhio esperto può correttamente identificare e da ciò capire l’evolversi della battaglia. Inoltre le belle uniformi attirano reclute e danno prestigio al sovrano che le pone in campo. Tra il XIX e il XX secolo la moda militare ha ripercussioni su quella civile, infatti interi capi in origine militari, come i giubbotti o alcuni cappotti sono elementi che ancora ci vestono.
Con la Grande Guerra i colori appariscenti lasciano posto al Feldgrau tedesco, grigio luccio, Hechtgrau, austriaco, al bleu horizon francese, al grigioverde italiano, tonalità di grigio verde o grigio azzurro che dovrebbero confondere nella nebbia e sul terreno i militari che indossano uniformi in tali colori.
Con l’avvento delle nuove polveri da sparo, che producono meno fumo, il soldato non ha più bisogno di uniformi sgargianti, ma al contrario di uniformi dai colori che si possano confondere negli ambienti in cui è chiamato ad operare tanto per garantirgli qualche possibilità di sopravvivenza in più.
Con la Seconda Guerra Mondiale le uniformi vistose e colorate, tranne casi particolari come quelle dei cosacchi sovietici o schierati col III Reich, vengono utilizzate solo in tempo di pace o nelle cerimonie. Nascono le uniformi mimetiche. Ne fanno grande uso e studio le Waffen-SS naziste. Scopo principale delle tenute mimetiche Waffen-SS non è tanto nascondere nell’ambiente ma ingannare l’occhio di chi guarda che non deve riconoscere le forme reali di ciò che vede, ignorandole del tutto o quel tanto sufficiente a provocarne la fuga o l’attacco. Questa guerra vede lo sviluppo di un nuovo modo di vestire, ossia, capi base su cui aggiungere col freddo altri capi ed imbottiture, da alleggerire col caldo sino a restare in camicia o maglia, un concetto semplice ed estremamente efficace, eppure del tutto innovativo.

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