Titania e le fate di Shakespeare

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Tra le figure più affascinanti del mondo fantastico di fate e folletti troviamo Titania, la regina delle fate e moglie di Oberon in Sogno di una notte di mezza estate.

Il Sogno d’una notte di mezz’estate è innanzitutto una meravigliosa fiaba da cui farsi trasportare, tra i bellissimi notturni illuminati dalla luce della luna, le danze delle fate e le variazioni sul tema della natura dell’amore.
Il sogno dell’amore, della magia, dell’arte; ogni elemento tematico si collega qui alla dimensione onirica.
Chi osserva le fate ballare si lascia anche ammaliare dalle corrispondenze contrastanti delle coppie d’amanti, dall’idea d’amore come atto di violenza più o meno evidente, dalla proiezione di aspirazioni o fantasie erotiche sul piano del favoloso e dell’indefinito magico, dalla speculare creazione dei personaggi come reciproci alter ego.
Il Sogno è una commedia godibile e coinvolgente e rappresenta, in maniera straordinariamente esemplare quella che è la funzione del teatro, trascinando lo spettatore in una dimensione mitica, alternativa.

La canzone delle fate
Voi, pezzati bracchi, orbetti, voi, tritoni,
voi, spinosi, qui malizia non v’alletti,
non vogliate esser noiosi.
Filomena, qui suvvia, con noi canta, in melodia:
ninna-nanna, ninna-nanna;
ninna-nanna, ninna-nanna;
sia malia, sia magia, da Titania lunge stia.
Buona notte, in melodia.
Ragni, voi non v’appressate;
via, gambuti filatori;
scarabei, voi mal non fate;
lumachelle e bruchi, fuori!
Filomena, qui suvvia, con noi canta, in melodia;
ninna-nanna, ninna-nanna;
ninna-nanna, ninna-nanna;
sia malia sia magia, da Titania lunge stia.
Buona notte, in melodia.
Atto II, Scena II
Un’altra parte del bosco
Sogno di una notte di mezza estate
– William Shakespeare –

fate bianche
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